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Visualizzazione dei post con l'etichetta #sorrento

Santa Lucia, il solstizio d'inverno e la gemma nascosta di Vico Equense

 Il solstizio d'inverno cade tra il 21 e 22 dicembre, il sole dopo aver toccato il punto più basso dell'orizzonte inizia a salire regalandoci giorno dopo giorno minuti di luce. In questo periodo si celebra la luce. L uce  che trionfa sul  buio , che dona  serenità  agli  animi  nella certezza che il  sole  e la  bella stagione  torneranno presto. Non a caso tutte le feste in questo periodo prevedono accensioni di falò e cepponi. Lucia, il cui nome deriva dal latino  Lux , “luce” , era una giovane nobildonna, promessa sposa ad un giovane pagano. Dopo la miracolosa guarigione della madre, Lucia decise di consacrarsi a Cristo e di devolvere la sua dote ai poveri.  Fu proprio per la sua generosità con i bisognosi che in alcuni paesi, la Santa è dispensatrice di doni.  D urante le persecuzioni ordinate da Diocleziano, Lucia aiutò i cristiani a nascondersi . Per la necessità di avere le mani libere,  portava delle cand...

Detti Sorrentini (II Parte)

 Continuiamo il nostro ricordo sui detti popolari sorrentini. 8. "A ggente e' copp'è Cuonte teneno doje facce, pecchè vedono duje mari" Gli abitanti dei Colli hanno due facce, perchè guardano due mari. Il detto ci dice di prestare attenzione agli abitanti dei Colli perchè sono falsi. Dell'antico nome dei Colli ne abbiamo già parlato, ricordate? I Cuonti, Conti "erano i luoghi dove venivano installate le parate, cioè gli impianti con reti a scorrimento verticale (schiappari) per la cattura delle quaglie al passo. Pare che il termine derivi dal greco kontòs (pertica) riferendosi ai pali ai quali venivano fissate le suddette reti". 9. Carotto, caruto, ogni fosso è nu purtuso. (Piano di Sorrento, caduto, ogni fosso è un buco) Anche questo detto sembra vada bene per tanti altri paesi visto le condizioni delle nostre strade. Ma veniamo al nome di Carotto. Secondo una leggenda, in seguito ad un terremoto nascerebbe il nome   come “Cca è ruott", ovvero “qu...

Mascheroni apotropaici

 Le maschere apotropaiche (= dal greco allontanare), le troviamo in tantissime culture e a tutte le latitudini. Sono un retaggio pagano sopravvissuto fino agli inizi del Novecento, quando era ancora uso comune porre sull'architrave dei portali o su finestre e balconi queste figure, testimonianze antichissime ricche di simboli e significato.  La loro funzione magica è sempre la stessa, allontanare gli spiriti maligni e gli sguardi invidiosi. Queste raffigurazioni fungevano da guardiani e da barriera verso gli spiriti negativi e quindi proteggevano le case e i suoi abitanti. Le maschere apotropaiche di solito rappresentevano Gorgoni, Satiri, Sileni, divinità, oppure maschere del teatro greco spesso sdendati, con la lingua di fuori o cornuti.  Oltre alle maschere apotropaiche esistono anche oggetti, talismani, amuleti con la stessa funzione, ma questo discorso lo approfondiremo un' altra volta. L.G.

Per non dimenticare

Domani corre l'anniversario del terribile terremoto di 40 anni fa! 90 terribili secondi che cambiarono le nostre vite. Si registrarono scosse fino al mattino del giorno succesivo! Per la nostra regione è una ferita ancora aperta, mai cicatrizzata. Il sisma causò 2914 (secondo le fonti più attendibili), 8848 feriti e 280.000 sfollati. Questa catastrofe non risparmiò la Penisola Sorrentina, dove il prezzo più alto fu pagato dal comune di Piano di Sorrento. Nella fascia costiera ci furono i maggiori danni: il crollo di Villa Fondi, di edifici in via Ripa di Cassano e via Cassano. Purtroppo si contarono 11 vittime. A loro e a tutte le vittime va il nostro pensiero e la nostra preghiera. Il giorno prima del terremoto invece, esattamente la notte tra il 22 e 23 Novembre, avvenne a Marina di Cassano una pesca miracolosa! Furono pescati oltre 150 kg di polpi. I pescatori raccontano che la pesca fu facilitata dal fatto che i cefalopodi, abbandonarono le loro tane per dirigersi in massa vers...

La Grotta dei Sospiri a Piano di Sorrento

Per la storia di oggi, ci spostiamo nella Costa Sorrentina, esattamente tra la Marina di Cassano e il Golfo del Pecuriello. In questo tratto, sotto la proprietà "Il Pizzo" c'è una serie di grotte ed una di queste grotte è legata ad una tristissima storia d'amore. I protagonisti di questa storia, sono una bellissima ragazza di nome Lida e il suo fidanzato e promesso sposo Antonino. Antonino era un marinaio e un giorno dovette partire per un lungo viaggio, dopo il quale avrebbe sposato la sua amata. La fanciulla, ogni giorno si recava al Pizzo per scrutare l'orizzonte nell'attesa di Antonino. Passarono i mesi, ma la nave con Antonino non fece mai ritorno, furono dati tutti per dispersi. Lida continuò ad andare tutti i giorni a guardare il mare, finché dopo ormai tre anni di attesa, il giorno della festa della Madonna, si vestì da sposa, si recò in chiesa a pregare e poi si diresse per l'ultima volta verso la rupe. Proprio in quel momento ritornava a nuoto a...

Il Cavaliere di Meta

 Ieri per paura che ci confinassero nei nostri comuni, ci siamo concessi una passeggiata alla marina di Meta. "Chiude" la ex cava della Conca lo scoglio del Cavaliere, ma sapete perché lo scoglio si chiama così? In realtà lo scoglio si chiama Scoglione ed era un grosso faraglione, parte di esso fu fatto saltare per creare un attracco più agevole ai pontoni che venivano a caricare pietre nella cava. Lo scoglio è però legato alla storia di un personaggio misterioso di Meta. Era un nobile uomo, un marchese in povertà, si chiamava Persichetti. Viveva da solo in un piccolo monazeno della marina, dove conservava vecchi cimeli di famiglia, una sciabola, un'armatura, qualche altro oggetto e una macchina fotografica. Veniva chiamato da tutti il Cavaliere. Campava aiutato dalla generosità dei pescatori e degli abitanti della marina. Era un uomo molto riservato, parlava poco e per cercare di ricambiare l'aiuto ricevuto raccoglieva il sale nella zona dietro lo Scoglione. Un gio...

Ščedrin a Sorrento

Sil’vestr Feodosievič Ščedrin (in russo: Сильвестр Феодосиевич Щедрин) giunge in Italia da San Pietroburgo nel 1818. L'Accademia delle Belle Arti gli ha conferito una medaglia d'oro con diritto di soggiorno triennale in Italia. Ščedrin arriva a Napoli nel 1819, qui viene a contatto con la scuola di Posillipo e frequenta Van Pitloo, Palizzi e Il Gigante. Ama spostarsi tra il Golfo di Napoli e la Costiera Amalfitana, ma è a Sorrento che soggiorna spesso ed a Sorrento dedica un quarto delle sue opere. Ama imprimere nelle sue tele la luce, il mare, le rocce, gli scogli e le nuvole. È sempre a Sorrento che muore l'8 novembre 1830. Viene sepolto nella chiesa di San Vincenzo (ora scomparsa), oggi è nel cimitero cittadino. È il suo amico fraterno Samuil Galdberg e Peter Jacob Clodt, autore dei famosi cavalli del Ponte Anickov a Leningrado, copia dei quali si trova all'ingresso dei Giardini Reali di Napoli, ad erigere il monumento funebre. Nel fondo è dipinto un angelo a bracci...

I guelfi e i ghibellini di Sorrento

Nei prossimi giorni gli abitanti di Sorrento sono chiamati al ballottaggio e nell'ultimo periodo si sente spesso dire che i due schieramenti in campo sembrano " i guelfi e i ghibellini". Inevitabilmente mi sono venuti alla mente i fatti del 1319. La nobiltà sorrentina era molto potente ed influente, tanto da ottenere diversi privilegi, oso dire che era anche molto "vivace". Nel gennaio del 1319 gli animi si accesero per via di inimicizie sorte a causa dell'amministrazione cittadina. I patrizi vennero alle armi e arrivarono ad una vera propria battaglia con morti e feriti. Per placare la sanguinosa rissa intervenne addirittura il vescovo con i paramenti sacri e la croce. Dopo questi violenti fatti, pare ci fu la scissione tra la nobiltà sorrentina e fu resa necessaria la costruzione di un nuovo Sedile, detto Domus Nova, poi Dominova. Liberata G. scritto prima del ballottaggio elezioni amministrative a Sorrento 2020 olio su tela di Duclère 'Il Sedil Domi...

Il fantasma del Rivolo di Meta

Sono tante le case e le zone infestate dai fantasmi nella nostra Penisola, ma la storia che sto per raccontarvi è forse una delle più intriganti, la zona è ancora avvolta nel mistero e la proprietà ancora abbandonata nonostante la sua bellezza. Parliamo del fantasma del Rivolo di Meta. In tanti sostengono di aver visto il fantasma, delle strane luci o di aver sentito nella notte le urla strazianti di una donna. Questa storia è ambientata agli inizi del 1700, al tempo della congiura di Macchia. Questa rivolta coinvolse molti nobili napoletani e della Penisola Sorrentina che avevano pensato di ribaltare il governo vicespagnolo favorendo gli Asburgo d'Austria. La congiura fallì e sui cospiratori caddero condanne a morte e di esilio. Tra i congiurati vi era anche Antonio De Martino, appartenente ad una nobile famiglia di Meta, che fu condannato all'esilio. Antonio era legatissimo a sua sorella Elvira, da piccoli avevano perso i genitori ed erano cresciuti sostenendosi a vicenda. El...